Osservatorio sui processi di pace / Monitoring peace processes

Vol 1 N 1 Estate-Autunnno 2015


Colombia - Il governo di Bogotà e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) hanno annunciato aver raggiunto un accordo sulla spinosa questione delle conseguenze giudiziarie del loro conflitto, che spiana la via per porre fine definitivamente a oltre 40 anni di guerriglia. “È arrivata l’ora della pace” ha commentato il Presidente colombiano Juan Manuel Santos". A proposito del meccanismo giudiziario previsto in tale Accordo, Santos ha dichiarato: “È la prima volta nella storia che un governo e un gruppo armato illegale creano un sistema di questo tipo, dentro al proprio sistema giudiziario nazionale", Egli ha inoltre sottolineato che comunque l'accordo sarà sottoposto alla volontà degli elettori colombiani. Le due parti si sono accordate per arrivare a una intesa finale entro il 23 marzo del 2016: sei i mesi entro i quali un accordo definitivo di pace prevederà che le Farc depongano le armi entro i successivi 60 giorni.

Sui dettagli degli altri accordi raggiunti si veda nel presente numero della Rivista.

Tanzania - John Magufuli, candidato socialista del Partito della Rivoluzione “Chama Cha Mapinduzi”, al governo da 54 anni, ha vinto il 25 ottobre scorso le elezioni presidenziali in Tanzania ottenendo il 58,46 per cento dei voti contro il 39,97 per cento del suo rivale Edward Lowassa, a capo dell’alleanza di opposizione Ukawa. Le elezioni sono le più contestate della recente storia della Tanzania perché i partiti dell’opposizione hanno deciso di convergere su un candidato unico sia a livello nazionale sia per la semiautonoma Zanzibar. Edward Lowassa si è opposto ai risultati del voto sostenendo che ci sono stati brogli elettorali. Le consultazioni sono state annullate a Zanzibar dopo che la commissione elettorale ha denunciato “gravi violazioni”. Zanzibar è considerata roccaforte del principale partito di opposizione, il Fronte Civico Unito (FCU), che ha accusato il governo di aver annullato le elezioni perché l’opposizione aveva vinto. Nel Paese ci sono state alcune tensioni, ma non si è arrivati ai temuti episodi di violenza. Ancora una volta questo Paese dell’Africa subequatoriale ha evitato un conflitto nonostante vi convivano, spesso in condizioni di estrema povertà, più di 120 etnie diverse. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è infatti congratulato per “il comportamento responsabile dei cittadini della Tanzania” durante questo processo elettorale. La Tanzania può veramente ritenersi in Africa un modello di prevenzione dei conflitti fra etnie diverse, perseguita attraverso il riconoscimento delle tradizioni sociali e culturali di ciascuna, nel rispetto reciproco.

Myanmar – Vittoria con una larga maggioranza della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) nelle elezioni tenutesi nell'ex Birmania. Si tratta delle prime elezioni libere dal 1990. La leader del Partito vincitore Aung San Suu Kyi – premio Nobel per la pace nel 1991 - per vari anni agli arresti domiciliari, liberata finalmente nel 2010 - si appresta quindi a diventare primo ministro. "I tempi sono cambiati, la gente è cambiata": ha spiegato Aung San Suu Kyi alla Bbc affermando che i 'generali' rispetteranno i risultati delle elezioni. Ma si dà rilievo sulla stampa al fatto che dalle liste elettorali non solo della giunta militare ma anche della Lega Nazionale per la Democrazia di San Suu Kiy siano stati esclusi i musulmani, che in Myanmar sono 5 milioni su una popolazione di 48 milioni di persone. Frattanto è ancora in corso una grave emergenza umanitaria perché sono migliaia i profughi membri di etnie perseguitate e in fuga dal Myanmar attraverso il mare delle Andamane verso Malesia e Thailandia. I Rhoingya, una delle minoranze più perseguitate al mondo, originari dello stato di Rakhine, nell’ovest della Birmania, discriminati dalla maggioranza buddista, sono attualmente in fuga dal Paese in un vero e proprio esodo. In base a una norma del 1982, questa etnia non ha diritto alla cittadinanza birmana né ad altri diritti civili. Molteplici le denunce di Amnesty International su questo tema. È questo uno dei tanti problemi - forse il più grave e difficile da risolvere nel processo di pace già in corso – che San Suu Kiy, che si ispira alla filosofia pacifista di Gandhi, si troverà ad affrontare. Ella dovrebbe subito risolvere almeno il problema dei profughi.

Si vedano in proposito gli articoli:

http://www.nytimes.com/2015/11/19/world/asia/myanmar-election-rohingya-muslims.html?_r=0

http://www.rohingyablogger.com/2015/11/trafficking-of-rohingyas-continues-over.html

Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne - La Giornata, che si celebra il 25 novembre, è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999

Libri consigliati:
Mohandas K. Gandhi - La mia vita per la libertà. L’autobiografia del profeta della non-violenza, Newton Compton, 2014
Sito internet: www.gandhiedizioni.com

Rubrica quadrimestrale a cura di Enrico Monier

Column by Enrico Monier